Molte donne scoprono di soffrire di PCOS quando iniziano a cercare una gravidanza ma questa purtroppo non arriva. Similmente, anche le donne a conoscenza di essere affette da PCOS, si ritrovano spesso spiazzate quando al momento della ricerca di un figlio apprendono che la sindrome dell’ovaio policistico è un ostacolo al loro desiderio di maternità. Si stima infatti che il 70% delle donne infertili sono donne con PCOS.
Come già detto nelle precedenti sezioni, la PCOS è correlata ad un aumento della produzione di androgeni (ormoni maschili) a svantaggio della produzione di estrogeni (ormoni femminili).
Tuttavia è proprio dagli estrogeni che dipende la formazione e la crescita di buoni ovociti e il corretto sviluppo dell’endometrio. Queste alterazioni ormonali fanno si che le donne con PCOS abbiano spesso cicli irregolari e soprattutto anovulatori, ovvero l’ovulo che deve essere fecondato non viene rilasciato per cui non si può avere concepimento.
Tuttavia questo non significa che è impossibile, per una donna con PCOS, ottenere una gravidanza in maniera naturale; infatti avere meno ovulazioni e una crescita follicolare più lenta non comporta la completa assenza di giorni fecondi, ma semplicemente questi saranno ridotti nel corso dell’anno.
Oggi fortunatamente la medicina ha fatto notevoli progressi nel campo della fertilità, pertanto anche nel caso in cui non si riesca ad ottenere una gravidanza in modo naturale, esistono delle tecniche (come la procreazione mediamente assistita) o approcci farmacologici che permettono di raggiungere l’obiettivo.
L’iter terapeutico, in caso di infertilità anovulatoria, consiste inizialmente in una stimolazione semplice tramite l’uso del clomifene citrato, farmaco che induce l’ovulazione. Una volta ottenuta l’ovulazione, il concepimento avviene poi in modo naturale. Studi scientifici hanno dimostrato che le donne che hanno ricevuto questo trattamento hanno avuto una probabilità sei volte maggiore di rimanere incinta rispetto alle donne che non hanno utilizzato questo farmaco.
Qualora la donna non dovesse rispondere alla terapia con clomifene, si procederà con la procreazione medicalmente assistita (PMA). Un ciclo di PMA prevede diversi step di stimolazione ormonale: una prima fase servirà a formare ovuli fecondabili e una seconda parte invece consiste nella preparazione dell’endometrio affinché questo possa accogliere l’embrione ottenuto mediante una fecondazione artificiale e poi trasferito nell’utero materno in genere al quinto giorno.
Va ricordato che, oltre al trattamento farmacologico, giocano un ruolo chiave anche il mantenimento di un corretto stile di vita, una dieta adeguata abbinata ad un regolare esercizio aerobico e la perdita di peso. Questi fattori promuovono infatti l’ovulazione spontanea e aumento la probabilità di ottenere una gravidanza.
Rivolgiti ad uno specialista esperto in ginecologia e/o endocrinologia che possa consigliarti il percorso più giusto per te. Non scoraggiarti, ti sembrerà di avere notevoli ostacoli da superare ma oggigiorno la medicina offre davvero molteplici soluzioni che possono essere modellate su di te e sulla coppia. Può essere utile rivolgersi anche ad uno psicoterapeuta per poter elaborare quello che sta accadendo e limitare le conseguenze che l’infertilità può avere sia su di te che sulla coppia.
Progetto educazionale di S&R farmaceutici candidato ai Life Science Excellence Awards 2024 | © 2023 S&R Farmaceutici